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Vatican II and the Church’s “Openness to the World”

Journal Article

Vatican II and the Church’s “Openness to the World”

  • Margaret H. McCarthy
  • 2012 d.C.

Margaret H. McCarthy interpreta l’«apertura al mondo» del Vaticano II come una missione radicata nell’Incarnazione e nell’amore trinitario e crocifisso, anziché come un adeguamento alle tendenze secolari o a un umanesimo superficiale. Il confronto del Concilio con l’ateismo umanistico muove dall’affermazione che l’umanità non possa essere compresa separatamente da Dio; la Chiesa serve quindi il mondo proprio rimanendo distintamente cristiana e testimoniando il mistero di Cristo. La conoscenza rivelata del fine ultimo della creazione le conferisce la responsabilità di guidare l’umanità verso la luce dell’amore divino. La discussione si rivolge poi alla predestinazione, alla libertà umana e alla speranza della salvezza universale. La concezione di Agostino presenta l’elezione e la grazia della perseveranza come interamente gratuite, sollevando la questione del perché tale grazia non sia concessa a tutti. Il Magistero afferma la necessità della grazia, respinge la predestinazione al male e sostiene che Dio desidera la salvezza di tutti, mentre gli esseri umani possono accogliere la grazia o resistervi. Una riformulazione cristocentrica, qui associata a Hans Urs von Balthasar, cerca di superare tanto il fatalismo quanto la presunzione, integrando la vigilanza biblica, il disegno salvifico universale, la creazione e la missione del Figlio incarnato. L’apertura della Chiesa rimane così una «porta stretta»: un ampio coinvolgimento che continua a interpellare il mondo come segno di contraddizione.

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