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Against Marcion

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Against Marcion

  • Quinto Settimio Florente Tertulliano
  • Carthage
  • 208 d.C.

Il Contro Marcione di Tertulliano confuta la divisione tra un Creatore ritenuto malvagio e un dio distinto, puramente buono, rivelato da Cristo. L’eternità di Dio, la sua natura ingenerata, la potenza creatrice, la giustizia, la bontà e il giudizio identificano un unico Signore divino. La creazione, la coscienza, l’ordine visibile e invisibile e persino le pratiche marcionite che impiegano acqua, olio, pane e vino contraddicono il rifiuto del mondo fisico. Anche il matrimonio, istituito dal Creatore, non può essere considerato un male. Il passaggio dalla Legge al Vangelo è un’economia predisposta, anziché un conflitto tra divinità, e l’insegnamento di Paolo è coerente con i profeti e con la fede apostolica. I nomi di Cristo, il suo corpo, il ministero, i miracoli, le parabole, i giudizi, la preghiera, gli insegnamenti sul matrimonio e sulla ricchezza, la Passione, le parole eucaristiche, la crocifissione e la risurrezione compiono la profezia dell’Antico Testamento. La presenza di Mosè ed Elia alla Trasfigurazione, la chiamata dei gentili, il perdono, la misericordia, l’amore dei nemici e la cura dei poveri rivelano tutti la continuità con il Dio d’Israele. Tertulliano difende la vera umanità e la futura risurrezione della carne contro la negazione marcionita, sostenendo che Cristo salva il corpo, anziché scartarlo. Si richiama inoltre all’antichità e alla conservazione apostolica dei quattro Vangeli e accusa Marcione di alterazioni selettive del testo. La missione di Paolo, la pienezza del tempo, la grazia, la croce, la disciplina morale, i doni spirituali e il giudizio finale di Cristo appartengono all’unico disegno del Creatore di creazione, redenzione e adozione filiale. L’unità di Dio, di Cristo, della Scrittura, della profezia e della salvezza costituisce la confutazione centrale dell’opera contro il dualismo marcionita.

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