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On Repentance

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On Repentance

  • Quinto Settimio Florente Tertulliano
  • Christian Literature Publishing Co.
  • Buffalo, NY
  • ca. 220 d.C.

Tertulliano sostiene che il pentimento è compreso rettamente soltanto da chi conosce Dio, suo autore divino, e che deve nascere dal timore di Dio anziché dal rammarico per aver fatto il bene. Poiché sia il corpo sia lo spirito appartengono a Dio, i peccati dell’azione esteriore e dell’intenzione nascosta richiedono ugualmente purificazione. La misericordia di Dio, annunciata dopo la caduta di Adamo, attraverso i profeti e nel battesimo di penitenza, offre il perdono a ogni peccatore che ritorna a lui. Il pentimento esige una correzione duratura della vita, non una dichiarazione momentanea né la presunzione che il battesimo consenta di continuare a peccare. Anche la seconda possibilità concessa dopo il battesimo non deve essere considerata un permesso di mettere alla prova la pazienza di Dio. Tertulliano richiama la moneta perduta, la pecora smarrita e il figlio prodigo per mostrare la gioia di Dio per il ritorno del peccatore, poi descrive l’exomologesis come la necessaria espressione esteriore del pentimento postbattesimale: confessione, umiliazione, digiuno, sacco, cenere, lacrime e penitenza corporale. La vergogna non deve impedire questa medicina, poiché Dio vede già le colpe nascoste e la Chiesa condivide la sofferenza delle proprie membra. Confrontando la penitenza con le fatiche sopportate per ottenere una carica politica e con un trattamento medico doloroso, esorta alla confessione immediata come tavola mediante la quale il peccatore sfugge al giudizio. Il re babilonese pentito e il sovrano egiziano annientato esemplificano le conseguenze del ritorno a Dio o del rifiuto del suo rimedio.

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